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Consigli per chi inizia (W.Peris)

Quando si tratta di allestire un acquario, soprattutto i principianti hanno delle difficoltà su questioni che, a un iniziato, sembrano banali, ma che, evidentemente, tanto banali non sono. Per cui, ecco un elenco di quelli che ritengo essere i punti più ostici per chi inizia questa affascinante avventura.

Articolo di Walter Peris
sul sito www.walterperis.it (non più online)

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Bolle sulla superficie dell'acqua - Foto © Marcus Wallinder

Ciao a tutti.
Scrivo queste righe perché ricevo molte richieste riguardanti i punti nodali del nostro hobby. Soprattutto i principianti hanno delle difficoltà su questioni che, a un iniziato, sembrano banali, ma che, evidentemente, tanto banali non sono. Per cui, ecco un elenco di quelli che io ritengo essere i punti più ostici per chi inizia questa affascinante avventura.

Come popolare di pesci una vasca

In queste poche righe vorrei chiarire qualche dubbio su uno dei punti "caldi" del nostro hobby. E' intuitivo immaginare che chiunque si avvicini a questa pratica lo faccia, nella maggior parte dei casi, per avere vasche affollate di pesci colorati e guizzanti, che appaghino l'occhio, senza sapere che, in realtà, una simile soluzione lo potrebbe portare, in breve tempo, verso una spirale di problemi che culminerà, nell'altrettanta maggioranza dei casi, nell'abbandono di questo hobby. Vediamo, quindi, di spiegare in parole semplici e chiare come si deve popolare una vasca dato che, come per tutte le cose, ci sono criteri e regole da seguire; non dimentichiamo, poi, che questa passione coinvolge esseri viventi che hanno tutti i diritti ad essere trattati bene e nel pieno rispetto delle loro caratteristiche evolutive e di specie. Ecco i temi che affronterò:

Quali pesci inserire?

Questa è, sicuramente, una delle due domande più imbarazzanti che ci possano essere rivolte. In realtà, non esiste una risposta certa e fissa a questa domanda, dato che le variabili in gioco sono molte e tutte difficili da valutare.

Innanzitutto, è importante capire che i pesci hanno la malsana abitudine a vivere DENTRO l'acqua e che questo liquido può avere diverse caratteristiche a seconda della zona di provenienza. Quindi, prima di scegliere i pesci dovremmo capire che acqua abbiamo intenzione di usare e regolarci di conseguenza. Esiste, ovviamente, un modo per "forzare" la cosa; basta procurarsi acqua da osmosi inversa e indurirla opportunamente; in questo modo potremo avere ogni tipo di acqua e potremo allevare ogni specie di pesce compatibile con quest'acqua.

Un altro aspetto da non trascurare è l'alimentazione. Esistono in commercio pesci che si nutrono esclusivamente di mangime vivo o, al massimo, surgelato e mal si adattano al cibo industriale in scaglie. Senza contare che esistono pesci che amano cibarsi con calma brucando sul fondo e che soffrono la competizione alimentare con altri più voraci.

ATTENZIONE! Riguardo a questo, vorrei stigmatizzare un comportamento scorretto da parte di alcuni venditori che fanno della deliberata disinformazione. I pesci cosiddetti "pulitori" non sono pesci che si nutrano di escrementi e immondizia. NON ESISTONO PESCI LA CUI ALIMENTAZIONE PREVEDA L'ASSUNZIONE DI RIFIUTI METABOLICI DI QUALUNQUE TIPO. Pesci quali Corydoras, Ancistrus, Plecostomus, Otocinclus eccetera, DEVONO essere nutriti con mangime esattamente come tutti gli altri pesci; certo, se lo scopo per cui li abbiamo scelti è quello di utilizzarli come "terminatori" di alghe, possiamo pensare di "affamarli" leggermente, ma dovremo pur sempre dare del cibo, magari non di frequente come gli altri pesci, anche nell'ottica di impedire loro, spinti dalla fame, di aggredire le nostre piante.

Anche la temperatura dell'acqua in cui alleveremo i nostri ospiti riveste un'importanza non indifferente. Per quanto un pesce sia un animale estremamente adattabile, non dimentichiamo che un pesce può "vivere o sopravvivere" in acquario. Non forziamo pesci tropicali in acque a bassa temperatura e viceversa.

Da tutto questo deriva la:

Regola 1: scegliere i pesci in base alle caratteristiche dell'acqua che intendiamo usare (temperatura, salinità, pH ecc.) e non dimentichiamo gli aspetti legati al tipo di alimentazione.

Quanti pesci inserire?

Ed ecco la seconda "domanda impossibile". Anche in questo caso non è facile rispondere in modo generico. Diciamo che, come linea di principio, un appassionato che si accosti per la prima volta a questo hobby dovrebbe popolare la vasca con il MINOR numero di pesci possibile. So che questo farà storcere il naso a molti, ma la realtà è che all'inizio i rischi di combinare pasticci e uccidere i nostri ospiti sono molto alti, per cui cerchiamo di fare il danno minore. Meno peci abbiamo in vasca meno problemi avremo noi e maggiori garanzie di sopravvivenza avranno loro.

Stabilito questo, mettiamo in chiaro subito una cosa; la regola, che sicuramente vi verrà indicata, che ogni centimetro di pesce ha bisogno di tot litri di acqua (tot varia, a seconda delle fonti, da 1 a 5 litri) è una GROSSA IDIOZIA. Non è assolutamente possibile fare un conto del genere dato che questa regola non tiene conto di una verità indiscutibile: i pesci hanno un carattere. E alcuni pesci, come i Ciclidi, in particolare, hanno un carattere ancora più forte e accentuato di altri, in quanto hanno una territorialità molto spiccata. Vi sono piccoli Ciclidi da 5-6 centimetri in grado di controllare una vasca da 100 litri e più, uccidendo ogni conspecifico capiti loro sotto tiro. Per cui, prima di acquistare un pesce, informatevi accuratamente del suo comportamento e, soprattutto, della sua taglia da adulto. E' facile mettere 10 scalari, ad esempio, in una vasca da 50 litri quando sono piccoli. Ma non appena avranno raggiunto la maturità sessuale (in genere, intorno ai 9-10 mesi) potete stare certi che inizieranno le lotte per il territorio e in una vasca così piccola, alla fine, ne sopravvivranno non più di un paio. Per cui, occhio al carattere e alle dimensioni.

Altri pesci, invece, amano stare in branco coi propri simili e acquistarne un numero ridotto potrebbe provocare atteggiamenti innaturali; al contempo, esistono pesci di cui non si può avere un solo esemplare per vasca, in quanto estremamente aggressivi verso esemplari della stessa specie e sesso. Ve ne sono, invece, altri che si comportano in maniera ostile verso pesci di altre specie, solo per il fatto che questi ultimi possiedano caratteristiche morfologiche che richiamano una competizione intraspecifica (classico esempio il Betta splendens, o pesce combattente, che attacca ogni esemplare che mostri un pinnaggio troppo appariscente).

Quindi, ne deriva la seguente

Regola 2: scegliere il numero di pesci in base alle loro caratteristiche caratteriali (territorialità, aggressività, compagnia) e alle dimensioni che raggiungeranno da adulti.

Quando mettere i pesci in un acquario nuovo?

Dopo aver passato le prime due forche caudine (quali e quanti pesci mettere in un acquario) qui, in genere, casca l'asino.
Facilmente mi capita di sentire di persone che portano a casa, insieme, acquario e pesci. Nulla di più INAUDITO!
Una vasca, per essere avviata con regolarità, ha bisogno di seguire tutta una serie di procedure fisse che, se venissero disattese, porterebbero alla morte certa di tutti o quasi, i pesci presenti.

Tutti avrete sentito parlare del ciclo dell'azoto, anche se in acquario non sembra molto pertinente. Invece, pur essendo un po' differente, anche in acquario esiste un ciclo dell'azoto. I pesci liberano ammoniaca che, essendo estremamente tossica, deve essere neutralizzata in qualche modo. E qui intervengono i batteri del nostro filtro che trasformeranno l'ammoniaca prima in nitrito e poi, alla fine in nitrato. Purtroppo, prima di avere chi si occupa di questo ciclo in vasca, è necessario attendere un certo periodo di tempo. Da anni sono disponibili, anche in rete, fior di diagrammi che stabiliscono i tempi di sviluppo della flora batterica in un filtro, per cui non vi tedierò oltre. Quello che non tutti dicono è che la flora batterica DIPENDE strettamente dalla popolazione ittica presente in vasca. Questo significa che se noi allestiamo un acquario e inseriamo uno dei mille prodotti adatti allo scopo (in genere si tratta di colture batteriche selezionate che aiutano il filtro a partire con maggior rapidità o, più spesso, di soluzioni nutrienti che servono a favorire una rapida crescita dei batteri già presenti in vasca), instauriamo una flora batterica che si regolerà AUTOMATICAMENTE in base alla quantità di cibo (ammoniaca e nitriti) presente in vasca. Poiché, all'inizio, se siamo stati bravi, pesci non ce ne sono, il cibo scarseggerà di conseguenza. Ciò significa che anche attendere un mese con la vasca vuota che si instaurino i ceppi batterici non è garanzia di sicurezza, dato che nel preciso momento in cui introdurremo i pesci, l'inquinamento sarà tale da non essere contrastato dalla ridotta, seppur presente, flora batterica. Quindi, il popolamento di una vasca può anche essere accelerato, basta fare attenzione a incrementare il numero di pesci molto lentamente.
Ad esempio, io suggerisco di allestire una vasca e di mettere subito a dimora tante piante. Dopo qualche giorno, magari una settimana, di funzionamento, si possono introdurre dei pulitori in funzione del volume della vasca, senza nutrirli per un paio di giorni. Dopo un'altra settimana si possono introdurre altri piccoli pesci, magari un branco di piccoli Caracidi e così via, sempre lasciandoli a digiuno per i primi due giorni, inserendo un branco alla volta, evitando di caricare eccessivamente in un colpo solo il filtro. Dato che le piante hanno la capacità di assumere ammoniaca e nitriti più facilmente dei nitrati, possono svolgere un efficacissimo ruolo purificatore; pertanto, se la vasca sarà dotata di TANTE piante, e a crescita rapida, sarà possibile aumentare il numero dei pesci da inserire. Viceversa, se la vasca avrà poche piante, sarà molto più prudente inserire un numero MOLTO più limitato di pesci in ogni occasione.
Mi raccomando: usate sempre la testa prima di mettere in vasca dei pesci.

Regola 3: inserire i pesci fin dall'inizio, ma mettetene pochissimi per volta e a distanza di una settimana un gruppo dall'altro, in modo da permettere alla flora batterica di adeguarsi progressivamente al carico inquinante. Investiamo un po' di soldi in piante, all'inizio. Questo ci risparmierà delusioni in futuro.

Come nutrire i pesci

Capita, spesso, di leggere di somministrare ai pesci una quantità di cibo pari a quella che può essere consumata in pochi minuti. E' un bel parametro, non c'è che dire... salvo il fatto che se siamo in presenza di pesci particolarmente voraci (mai visto gli scalari mangiare?), in pochi minuti possiamo anche svuotare un intero barattolo di mangime.
Come regolarci, quindi?

Impossibile dirlo; quello che posso consigliare è di valutare di volta in volta, in funzione dei pesci allevati. Tenete presente che in un acquario, un pesce può morire per tantissime cause, tranne che di fame.
Senza considerare che una dieta corretta mantiene i pesci in buona salute (un pesce obeso è un pesce che avrà, prima o poi, dei problemi fisici, al fegato in particolare).
Quindi, variate la dieta dei vostri pesci quanto più possibile, alternando mangimi di vario tipo e di differenti marche, inserendo almeno una volta a settimana del surgelato. Ovviamente, dovrete valutare in base alle specie di pesci che allevate come alternare questi mangimi e la loro frequenza.

Date il cibo al mattino, dopo l'accensione delle lampade, in modo che ci sia più tempo per consumare tutto, evitando accumuli sul fondo di cibo avanzato che può decomporsi e inquinare.

Tenete sempre presente il tipo di alimentazione dei vostri pesci, se vegetariani, carnivori o onnivori, notturni (in tal caso, date il cibo a questi pesci alla sera, subito dopo lo spegnimento delle luci) o altro. Per i pulitori vegetariani, come gli Ancistrus, integrate la loro dieta con verdure appena scottate in acqua (ottime le zucchine tagliate a rotelle) senza sale.

Somministrare cibo una volta al giorno è più che sufficiente per la maggior parte dei pesci.
Inserire un giorno alla settimana di digiuno è una prassi comune che, però, non ha alcuna giustificazione pratica, anche se male non fa.

Concludo con una nota che riguarda un argomento delicato: quanto tempo possono restare senza mangiare i pesci?
Di certo, un fine settimana lo possono sopportare senza problemi. Sicuramente meglio lasciarli senza cibo che dar loro quelle terribili compresse inquinanti appositamente vendute allo scopo. Se le vasche sono anche molto ricche di piante, possono resistere per diverse settimane senza cibo immesso dall'esterno (i pesci nelle mie vasche, durante le vacanze estive, vengono lasciati senza cibo per tutto il mese di Agosto). Basta avere l'accortezza di aumentare leggermente le dosi di cibo nelle due settimane precedenti la vostra assenza. Ma senza esagerare.

In ogni caso, se proprio vogliamo avere la certezza che i nostri beniamini non abbiano a soffrire la fame, possiamo sempre fare ricorso a una mangiatoia automatica, facendo delle prove di somministrazione nei giorni precedenti la nostra partenza, in modo da essere certi che l'apparecchio sia ben calibrato e non ecceda con la somministrazione. Due avvertimenti: mettete sempre delle batterie nuove prima di partire, evitando sgradevoli sorprese durante la vostra assenza, e usate solo mangimi in granuli, in quanto quelli in scaglie tendono a assorbire umidità e a incollarsi, divenendo ben presto inutilizzabili o, ancor peggio, finendo tutti compattati in vasca.

In ogni caso, evitate, se possibile, di incaricare amici o parenti di dare cibo ai vostri pesci; facilmente si lasceranno intenerire ed eccederanno col cibo, provocando gravi conseguenze. L'unico sistema applicabile è predisporre delle dosi già separate, invitandoli CALDAMENTE a non sgarrare con le quantità.

Ricordate: un eccesso di cibo è sicuramente più dannoso di una carenza, sempre che non sia troppo prolungata.

Regola 4: non esagerate col cibo e rispettate le tendenze alimentari dei vostri pesci. Un digiuno di una o due settimane viene tollerato senza alcun problema dalla quasi totalità dei pesci, se in buona salute.

Come mettere i pesci in un acquario?

Per questa, apparentemente, semplice operazione, ci sono diverse metodologie, tutte più o meno valide. In queste righe vi dirò come faccio io ad inserire i pesci nei miei acquari.

Una cosa che mi preme mettere in evidenza è che, spesso, l'acqua in cui vivono i pesci nel loro penultimo periodo di trasferimento, quella del negozio, non è quasi MAI un'acqua ideale. In genere, i pesci sono stivati in piccole vaschette in cui i cambi, vuoi per incuria, vuoi per evidenti difficoltà di gestione, sono, spesso, trascurati. Per questo motivo, l'acqua delle vasche di un negozio può essere ricca di inquinanti o, addirittura, di patologie a volte pericolose. Per cui, come prima cosa, il mio personalissimo e opinabile consiglio è di
NON mettere MAI in vasca l'acqua proveniente dalle vasche dei negozi.

Stabilito questo, vediamo come fare l'ambientamento.
In genere, in funzione delle dimensioni dei pesci, io metto, in un contenitore da circa un litro, i pesci con metà dell'acqua del loro sacchetto e aggiungo un uguale volume dell'acqua dell'acquario in cui finiranno alla fine della procedura; in pratica, cerco di avere circa mezzo litro di acqua in totale.

A quest'acqua aggiungo alcune gocce di blu di metilene, a puro scopo precauzionale. Il blu di metilene, oltre ad essere un discreto batteriostatico, aiuta i pesci a respirare in caso di innalzamento del livello di nitriti. Per cui, qualche goccia di blu di metilene non fa mai male (giusto quello che ci vuole per rendere l'acqua blu chiaro); inoltre, mi servirà come indicatore di fine trattamento (vedremo, poi, come). Dopo circa 5-10 minuti, tolgo circa 50 mL dell'acqua dal contenitore e la sostituisco con un uguale volume di acqua dell'acquario. Ripeto questa procedura ogni 5 minuti, fino a quando il colore blu, dovuto al blu di metilene, scompare quasi del tutto. A questo punto sarò certo che tutta, o quasi, l'acqua del sacchetto sarà stata sostituita da acqua dell'acquario e i pesci si saranno ben ambientati. Li lascio ancora a sguazzare per circa 20 minuti e poi, pescandoli CON LE MANI BAGNATE, li tolgo dal contenitore e li immetto in vasca.
Se potete, non prendete MAI i pesci con il retino; è un inutile stress e, spesso, è anche pericoloso per la loro incolumità.

Regola 5: i pesci si devono ambientare LENTAMENTE alle nuove condizioni e l'ambientamento dovrà essere tanto più lungo tanto più diverse saranno le caratteristiche dell'acqua rispetto al loro precedente habitat in negozio.

Ma la CO2 serve davvero?

Una domanda davvero imbarazzante. Si potrà dare una risposta?
Proviamoci....

A cosa serve la CO2

Il carbonio è l'elemento più importante per le piante, in quanto consente loro di costruire i tessuti di sostegno (la cellulosa è, fondamentalmente, uno scheletro di carbonio), le riserve di energia (amido, che è un polimero del glucosio, uno zucchero) e di disporre, grazie alla fotosintesi, di quell'energia chimica che permette di produrre enzimi, proteine e quant'altro serva per il loro metabolismo. Nell'acqua dei nostri acquari, però, se ne trova sempre troppo poca. Quindi, se davvero vogliamo piante sane e rigogliose, dobbiamo trovare il modo di somministrare loro, in qualche modo, il carbonio che serve. La cosa interessante è che anche i bicarbonati presenti in acqua possono funzionare come sorgente di carbonio, in quanto tutte le piante provenienti da zone aventi acque con un minimo di durezza carbonatica (con un KH, cioè, diverso da zero) hanno la capacità di scindere i bicarbonati (decalcificazione biogena) per recuperare la CO2 che serve loro (è vero che il processo è energeticamente costoso, ma è anche vero che in carenza di CO2 le piante si adattano benissimo a quello che trovano).

A questo punto, abbiamo individuato due possibili fonti di carbonio in acquario, la CO2 e i bicarbonati, e abbiamo capito perché e a cosa serve.

Un ultimo impiego della CO2 in acquario è, più che altro, di carattere chimico: contribuisce a stabilizzare il KH e il pH a valori inferiori a 7, difficilmente raggiungibili con altri metodi, che siano, al contempo, compatibili con la coltivazione delle piante (come, ad esempio, la filtrazione su torba) e duraturi (come gli additivi per abbassare il pH).

Quanta CO2 serve?

Questa, forse, è la vera chiave del problema. Infatti, spesso sento affermare che molti acquari funzionano benissimo senza la somministrazione di CO2. E questo, in linea di principio, potrebbe essere vero. Ma il nocciolo della questione NON è che un acquario funzioni benissimo SENZA CO2, ma che funzioni benissimo con POCA CO2. Non dimentichiamo, infatti, che la CO2 è sempre presente in atmosfera (se ne trova circa lo 0.035%, pari a 350 ppm) e che in acqua, anche nei biotopo naturali, è SEMPRE in concentrazione insufficiente a saturare la fotosintesi. Per cui, se le piante vengono a trovarsi in un ambiente più ricco di CO2 del normale, rispondono accelerando, e di molto, il processo fotosintetico. Al contrario, se la CO2 scarseggia, le piante rispondono o recuperando il carbonio che serve dai bicarbonati, o rallentando, fino a fermare, la fotosintesi. In realtà, dato che un minimo scambio gassoso tra aria e acqua esiste sempre, il processo fotosintetico delle piante in acqua non si arresta mai. La conseguenza di ciò è che le piante crescono meno e restano più piccole. Ma crescono SEMPRE, dato che il carbonio è INDISPENSABILE.

Ovviamente, il fabbisogno di CO2 non è uguale per tutte le piante; vi sono piante a crescita lenta che si accontentano della CO2 che si scioglie naturalmente nell'acqua e altre, invece, molto più rapide che senza una somministrazione esterna aggiuntiva deperiscono. Quindi, da questo si può capire che un acquario può funzionare benissimo senza alcuna somministrazione esterna di CO2, a patto che ci si accontenti di avere piante che non si sviluppino in maniera abbondante e che non siano troppo esigenti, o che abbiano la capacità di scindere i bicarbonati, come abbiamo visto.

Come somministrare la CO2?

La CO2 può essere somministrata sempre allo stato gassoso, ma con diverse tecniche. La più pratica, anche se più costosa in termini strettamente economici, è l'impiego di sistemi a bombola ricaricabile, dotati di manometri di riduzione della pressione e di opportuni diffusori in acqua. Un sistema analogo, anche se decisamente più economico, prevede l'uso di bombole non ricaricabili, da sostituire una volta esaurite.

E' anche possibile costruirsi un sistema di produzione di CO2 sfruttando la fermentazione alcolica con lievito e zucchero; l'inconveniente di questo sistema è la sua impossibilità di regolazione, che lo rende adatto solo per vasche che abbiamo un volume d'acqua superiore ai 50 litri (per volumi inferiori, sono possibili sbalzi di pH nelle prime fasi della fermentazione che potrebbero produrre effetti devastanti in vasca).

In questi ultimi anni si è anche diffuso un sistema di distribuzione della CO2 che si basa sull'elettrolisi dell'acqua; io non sono molto favorevole all'utilizzo di questi aggeggi, perché possono avere diversi inconvenienti, primo fra tutti la scarsa riproducibilità della durata degli elettrodi, spesso sottoposti a stress tali da portarli a una vera e propria "esplosione", anche se del tutto innocua. Il secondo difetto che io riscontro è che non è possibile stabilire a priori quali possano essere gli effetti del passaggio di una corrente elettrica attraverso un liquido complesso come l'acqua dell'acquario, in genere ricca di sostanze di rifiuto provenienti dal metabolismo di piante e pesci. Ogni esperienza in merito, comunque, è la benvenuta e vi invito a scrivermi le vostre impressioni sull'argomento.

L'ultimo sistema è, forse, il meno conosciuto, anche se è il più usato: l'aeratore. Anche se a prima vista sembra un'assurdità, l'aeratore è un ottimo diffusore di CO2, dato che immette in acquario forzatamente aria che, come abbiamo visto, contiene lo 0.035% di CO2. Per piante poco esigenti, questo strumento è sicuramente utile; non dimentichiamo, infatti, che uno dei motivi per cui coltiviamo piante in acquario è per ossigenare l'acqua e se abbiamo piante a basso tasso di fotosintesi, non potranno contribuire più di tanto a questo effetto. Ecco, quindi, che l'aggiunta di un aeratore risulta utile sia per i pesci che per le piante.

E i pesci?

Talvolta si sente dire che la CO2 che serve alle piante la producono i pesci. E' un'indicazione decisamente inesatta, dato che i pesci possono fornire una piccolissima parte della CO2 che serve alle piante. Solo in vasche densamente popolate di pesci e scarse di piante si può pensare di soddisfare il loro bisogno con la CO2 prodotta dalla respirazione dei pesci.

La CO2 fa male?

Un'altra affermazione che, spesso, si sente è che troppa CO2 influisce sulla quantità di ossigeno presente in acqua e può soffocare i pesci presenti. Questa è una grossa sciocchezza nella sostanza, anche se un fondo di verità ci può essere. Le concentrazioni di CO2 e di ossigeno sono rigorosamente indipendenti l'una dall'altra. In pratica, si può avere una vasca in cui l'acqua sia satura di ossigeno e, al contempo, povera di anidride carbonica o viceversa, o in cui manchino entrambi i gas o in cui entrambi siano oltre il livello di saturazione. In pratica NULLA correla le concentrazioni di CO2 e O2 in acqua. Quello che, però, è vero, è che se in acqua si accumula troppa CO2, il processo respiratorio dei pesci può esserne alterato fino a soffocarli, ma NON per la mancanza di ossigeno, quanto per l'incapacità delle branchie di scaricare all'esterno la CO2 accumulata nel sangue.

Il vantaggio aereo

Prima di chiudere, volevo parlare di un altro punto importante per l'assunzione di anidride carbonica da parte delle piante: il cosiddetto vantaggio aereo. In pratica, se una pianta riesce a mettere una foglia fuori dall'acqua, ha immediatamente accesso al più grande serbatoio di CO2 del mondo: l'atmosfera.

Quindi, ogni pianta che riuscisse a "bucare" la superficie dell'acqua potrebbe rifornirsi senza più problemi di anidride carbonica. Ecco, perché, le piante galleggianti crescono così rapidamente e senza troppi problemi di fertilizzazione con CO2.

Un'ultima nota: dato che le piante hanno SICURAMENTE bisogno del carbonio per crescere, affermare che il nostro acquario e le nostre piante vanno BENISSIMO SENZA CO2 non ci rende speciali agli occhi del mondo; ci mostra solo un po' ignoranti. Se le piante crescono, il carbonio da qualche parte lo prenderanno di sicuro.
:-)

La CO2 di notte serve o non serve?

Questo è, forse, il più controverso argomento tra i tanti possibili in acquariofilia. E, anche in questo caso, è bene chiarire che quello che sto per dire vale solo se si considera una vasca davvero MOLTO ricca di piante (in due parole, un acquario olandese).

Una vasca in cui vi siano molte piante, tutte in salute e in piena crescita, è una vasca che consuma rapidamente molti nutrienti, primo tra tutti l'anidride carbonica. Per questo motivo, la somministrazione di CO2 avviene con un ritmo molto elevato che non ha paragoni nelle altre tipologie di vasca. Ovviamente, tutto questo significa che le caratteristiche chimiche dell'acqua in una vasca di questo tipo sono sempre dinamiche ed è facile che un intervento esterno possa rompere questo delicato equilibrio.

Avendo queste vasche, molto spesso, dei valori di durezza carbonatica (KH) piuttosto bassi, la dipendenza del pH dalla concentrazione della CO2 è piuttosto stretta e basta molto poco per farlo muovere, dalle sue condizioni di equilibrio, anche di diversi decimi in poco tempo. Inutile dire che queste rapide fluttuazioni sono estremamente dannose per piante e pesci.

Durante il giorno, quando la fotosintesi è al massimo, il sistema è dinamicamente in equilibrio e non si notano quasi mai variazioni nel valore del pH. Il problema principale si presenta, in questo tipo di vasche, durante la notte; infatti, al contrario di quanto avviene normalmente in vasche di pesci e piante, ma non dedicate solamente a queste ultime, non è infrequente assistere a innalzamenti bruschi e di grossa entità del pH, che può spostarsi verso valori alcalini anche di una unità nel giro di dodici ore.
Perché accade questo?

Prima di rispondere a questa domanda, vediamo un attimo di capire cosa succede, in genere, durante le ore notturne in una vasca normale.
Una volta che le piante abbiano concluso la loro fase fotosintetica (e, badate bene, questo non coincide, necessariamente, con lo spegnimento delle luci in acquario), iniziano la fase respiratoria in cui sfruttano l'energia accumulata durante il giorno per accrescersi e, così facendo, consumano ossigeno e emettono anidride carbonica. Dato che anche i pesci sottostanno a un metabolismo analogo, durante la notte si dovrebbe assistere a un progressivo calo della concentrazione di ossigeno e a un corrispondente aumento di quella della CO2. Se l'acqua dell'acquario ha un sufficiente potere tampone (non quantificabile, dato che dipende dalla tipologia e dalla quantità di pesci e piante presenti e dall'attività del filtro), la variazione di pH dovrebbe aggirarsi intorno ai 2 - 3 decimi, massimo 5, ma sempre verso il basso (valori più acidi). Ed effettivamente è a questo fenomeno di acidificazione a cui si assiste in queste vasche in cui, se presente, la somministrazione di CO2 andrebbe interrotta o, al massimo, ammortizzata accendendo un aeratore durante le ore notturne.

Nelle vasche olandesi, invece, a prevalere è un altro tipo di metabolismo vegetale che porta le piante a rilasciare in acqua sostanze basiche (alcaloidi) derivanti, in gran parte, dalla degradazione dei pigmenti fotosintetici, ma non solo. Attenzione, questo fenomeno è presente SEMPRE, in ogni vasca e in ogni pianta, ma solo nelle vasche MOLTO ricche di piante assume un'importanza tale da farlo prevalere sull'effetto normalmente acidificante della respirazione. Per cui, in assenza di somministrazione esterna di CO2, in queste vasche si potrebbe assistere ad innalzamenti del pH anche superiori ad un punto, come detto più sopra (tutto questo è anche favorito, come visto, dal basso potere tamponante che in genere si ha in queste vasche).

Per cui, nel caso si disponga di una vasca ricca di piante e ci si trovi davanti al dilemma se sospendere la somministrazione notturna di CO2, la cosa più corretta da fare è controllare come varia il pH, a CO2 spenta, tra la sera e la mattina, PRIMA dell'accensione delle luci, e regolarsi di conseguenza, considerando l'opportunità di lasciare aperta la distribuzione di CO2 di notte nel caso si assista ad un innalzamento del pH superiore a due o tre decimi (consiglio di fare questi rilevamenti per un periodo di almeno una o due settimane, per essere certi che non si tratti di un evento sporadico).

Quali test sono importanti?

Spesso si sente chiedere da chi è alle prime armi quali kit si devono acquistare e quali sono i test più importanti in acquariofilia. Rispondere non è facile, anche perché, come spesso accade nel nostro hobby, non esiste "una sola risposta a una sola domanda".

Infatti, possiamo dire che i test da effettuare in un acquario dipendono dalla preparazione dell'acquariofilo, dalla sua esperienza, dall'età della vasca, dalla sua popolazione ecc.

Quindi, vediamo di risolvere il quesito per gradi, a seconda dell'età della vasca e della sua tipologia.

Vasche nuove

Una vasca che si stia avviando richiede, in genere, poche misurazioni, dato che ancora non avremo dentro nulla se non le piante. Quindi, controlleremo i nitriti e, volendo, l'ammonio, per determinare il grado di avanzamento della maturazione del filtro. A questi si potrebbe abbinare un kit sulla misura dei nitrati, che verrà sicuramente utile in seguito. Per una vasca in partenza, non serve altro, in quanto i valori di pH, GH e KH li potremo far misurare dal nostro negoziante, che ci ha seguito nelle fasi di preparazione ed è giusto che conosca le condizioni dell'acqua, per poter poi indicarci i pesci più adatti da inserire una volta che il filtro sia partito (attenzione alle false partenze; leggete l'articolo relativo).

Vasche avviate

Per queste vasche, la scelta di test da eseguire è limitata solo dalla nostra fantasia, dalla nostra voglia e dal... portafoglio. Dato che i kit costano, è bene non eccedere nell'acquisto.
In questa fase, i kit per nitriti e ammoniaca non dovrebbero più servire (se non in casi di emergenza) e diventano più utili quelli per la misura di nitrati e fosfati.

Se decideremo di dedicarci alla coltivazione delle piante, possiamo abbinare anche un kit per la misura del ferro, facendo attenzione a comperarne uno in grado di rilevare TUTTO il ferro presente in acqua, sia esso libero o legato, sia Fe(II) o Fe(III). Attualmente non sono molti i kit in grado di effettuare queste rilevazioni; a me risultano adatti i prodotti di Dupla e Tetra. Se qualcuno ne conoscesse altri, è pregato di segnalarmelo affinché possa aggiornare questa lista.

Altri kit di misura utili sono quelli per il pH, il GH e il KH, che ci aiuteranno a determinare la qualità dell'acqua e la necessità di aggiungere un certo fertilizzazione piuttosto che un altro.

Ovviamente, nel caso non si disponga di una vasca dedicata alle piante, i kit per la misura di nitrati e pH dovrebbero essere più che sufficienti. Le misure di GH e KH le prenderemo in considerazione solo se avremo voglia di soddisfare questa curiosità di frequente; in caso contrario, potremo sempre appoggiarci al nostro negoziante.

Serve la torba in acquario?

Una premessa: la torba di cui parlo è quella per acquari; non tutta la torba che si trova in commercio, infatti, è utilizzabile per gli scopi che vado a descrivere. In molti centri giardinaggio è possibile trovare torba fertilizzata o anche di sfagno che non sono molto adatte ad essere usate in vasca (la prima per l'ovvio potere inquinante e la seconda perché ha la tendenza a decomporre se tenuta troppo tempo immersa in acqua).

Quindi, prima di rispondere a questa domanda, poniamocene un'altra:
Perché stiamo pensando ad inserire la torba nel nostro acquario?
Ecco una serie di risposte possibili:

  1. Per regolare il pH
  2. Per intenerire l'acqua
  3. Per mimare l'habitat naturale dei nostri pesci
  4. Perché ci piace il colore scuro dell'acqua

Quale di queste vi riguarda da vicino? Nessuna? Allora scrivetemi e esponetemi il vostro dubbio. Nei limiti del possibile cercherò di suggerire una risposta.

Ma torniamo ai casi sopra esposti ed esaminiamoli uno per uno.

1. Per regolare il pH

La torba, com'è noto, ha il potere di abbassare il pH dell'acqua in quanto rilascia acidi umici (principalmente composti fenolici e derivati dell'acido gallico, ottenuti dalla degradazione delle lignine) che sono acidi organici di debole forza. Questi acidi umici hanno, tra gli altri, il potere di legare metalli pesanti diminuendone la tossicità e rendendoli più assimilabili dalle piante. Inoltre, questi acidi umici reagiscono con composti basici presenti nell'acqua e formano sali che hanno un elevato potere tampone, tanto che acque da osmosi inversa trattate SOLO con torba (e che, quindi, hanno una durezza carbonatica nulla o quasi) risultano essere molto stabili agli sbalzi di pH. Quindi, trattare un'acqua con torba può servire a portare il pH sotto il limite invalicabile di 7.2-7.3, soglia minima raggiungibile in una qualunque acqua a cui non venga aggiunta CO2, e può stabilizzarne il suo valore. E' molto importante fare attenzione al fatto che la torba, come vedremo più avanti, ha un discreto potere addolcente e che potrebbe far calare il KH a valori pericolosamente bassi, tanto da far precipitare il pH sotto 5 se non si prendono le opportune precauzioni.

2. Per intenerire l'acqua

Come appena detto, la torba ha il potere di intenerire l'acqua, sottraendo ioni calcio, magnesio e bicarbonati; il suo potere addolcente, tuttavia, è dipendente da quanto trattata è la torba e da quanto alti sono questi valori, oltre che dalla quantità usata. Usare la torba per questo scopo, tuttavia, potrebbe rivelarsi un problema maggiore di quello a cui si vuol porre rimedio in quanto, come si sa, la torba ha il potere di colorare l'acqua in maniera anche pesante. Questo, per chi coltiva piante, potrebbe rivelarsi un problema di non facile soluzione. Nel dubbio, meglio usare acqua da osmosi inversa che induriremo come descritto in un altro articolo.

3. Per mimare l'habitat naturale dei nostri pesci

Molti dei nostri pesci provengono da zone in cui l'acqua dei fiumi è resa scura dalla decomposizione di tonnellate di foglie e rami caduti dagli alberi; ovviamente, cercare di riprodurre queste condizioni in acquario potrebbe contribuire a mettere a loro agio i pesci di tali zone. E' anche abbastanza evidente, però, che la maggior parte dei pesci oggi disponibili sul mercato è riprodotta in cattività, in acque che nulla hanno a che vedere con quelle originarie della specie; quindi, verrebbe da chiedersi a che pro cercare di riprodurre ad ogni costo condizioni del tutto aliene, ormai, per i nostri pesci?
E' però accertato che l'acqua scura, più per l'effetto di smorzare la luce che per altro, rende più tranquilli i pesci che, spesso, assumono comportamenti più vicini a quelli reali.
Quindi, qual è la cosa più giusta da fare?
La risposta a questa domanda, credo, sia da ricercare nel gusto personale dell'acquariofilo, che potrà gradire una certa colorazione dell'acqua piuttosto che un'acqua del tutto cristallina e incolore. Diciamocelo francamente: siamo proprio sicuri che ai nostri pesci possa davvero interessare un'acqua più scura?

4. Perché ci piace il colore scuro dell'acqua

Ultimo punto, anche se poco probabile (non mi è mai capitato di sentire qualcuno che mi abbia mai detto di preferire l'acqua ambrata a quella incolore).
Effettivamente, la torba ha questo potere di colorare l'acqua; la colorazione sarà tanto più intensa quanto più abbondante sarà la quantità di torba usata (vi sono torbe per giardinaggio che hanno un altissimo contenuto organico e che colorano l'acqua a tal punto da rendere difficile vedere dall'altra parte della vasca).

Purtroppo, però, questo tipo di operazione è del tutto da sconsigliare per chi abbia un acquario di piante; gli acidi umici disciolti in acqua hanno il potere di assorbire una gran quantità della radiazione blu dello spettro luminoso che noi, a fatica, abbiamo cercato di fornire alle nostre piante con un'illuminazione più o meno potente.
Quindi, l'uso della torba, potrebbe vanificare lo sforzo di fornire alle piante tanta luce magari con l'applicazione di tanti tubi fluorescenti e/o l'impiego di costosi riflettori. Teniamo presente che la torba rilascia SEMPRE acidi umici, anche nel caso in cui a noi sembri che la colorazione dell'acqua sia solo leggermente mutata, e questi composti assorbono, tanto, la radiazione blu.

La patina superficiale

Una breve nota per tranquillizzare i più. La patina oleosa che si può notare, talvolta, sulla superficie dell'acqua dei nostri acquari è, in genere, costituita da batteri che tendono ad aggregarsi formando dei film, spessi qualche decina di micron. Non si tratta di nulla di pericoloso o tossico, anche se potrebbe rendere più difficile lo scambio gassoso tra aria e acqua.

Un sistema utile per evitarne la formazione è di tenere mossa quanto più possibile la superficie dell'acqua con il getto della pompa; dato che un movimento esagerato potrebbe influire sulla diffusione di CO2 in acqua, si consiglia di usare cautela nel creare movimento. Io consiglio di tenere il getto in uscita della pompa dal filtro quanto più possibile parallelo alla superficie dell'acqua e un paio di centimetri al di sotto. La profondità dipende, soprattutto, dalla velocità dell'acqua in uscita dalla pompa; tanto più è veloce il getto, tanto più basso potrà essere tenuto.

Un trucco per eliminarla quando dà fastidio? Quello che i più vecchi acquariofili conoscono di certo: appoggiare un foglio di giornale sulla superficie dell'acqua e lasciare che venga assorbita dalla carta.

L'aeratore serve?

Premessa

Prima di analizzare la questione, vorrei chiarire un punto molto importante: l'aeratore (e NON ossigenatore come viene, impropriamente, chiamato a volte) è una semplice pompa che aspira aria dall'ambiente e la immette in acquario, diffondendola con una pietra porosa o un altro strumento adatto alla bisogna. Comunque sia, sempre di ARIA si tratta; non facciamoci confondere da chi suggerisce l'uso di questo strumento per OSSIGENARE l'acqua. Il gas che andremo a diffondere con questo apparecchio è ARIA e NON OSSIGENO. Inoltre, ricordiamoci di evitare che l'aeratore aspiri gas inquinati (fumo di sigaretta, fumi di spirali antizanzare, insetticidi, vernici, spray per la pulizia, ammoniaca per lavare i pavimenti e chi più ne ha più ne metta) perché così facendo si rischia di combinare un vero disastro in vasca, intossicando tutti i pesci.

E, ora, veniamo alla nostra terribile domanda:

Ma l'aeratore serve davvero?

Un altro tipico tormentone acquariofilo. E come tutti i tormentoni che si rispettino, richiede un'accurata indagine per poter dare un'altrettanto accurata risposta.

Vediamo di identificare le diverse tipologie di vasche, dato che in linea di principio, la risposta alla domanda iniziale non può che essere: DIPENDE...

Vasca di Tipo 1 - La vasca di pesci (a metabolismo vegetale nullo)

E', questa, la classica vasca di chi inizia a praticare questo hobby. In genere, queste vasche sono molto popolate da pesci e con poche piante, o addirittura prive. E' facile immaginare come, in condizioni particolari, si possa arrivare a carenze, anche gravi, d'ossigeno (filtro che lavora molto, pesci che respirano, piante che non ne producono abbastanza). Queste sono le tipiche vasche in cui l'uso continuativo, nelle 24 ore, di un aeratore a pietra porosa non solo è consigliato, ma addirittura indispensabile. Senza contare che la coreografica presenza di bollicine che salgono, avvitandosi, verso la superficie dell'acqua, piace a molti, neofiti e non.

Non essendo lecito pensare che a queste vasche sia abbinato un impianto di diffusione di CO2, si può ritenere che l'aeratore fornisca alle poche piante presenti la poca CO2 di cui necessitano per crescere.

Vasca di Tipo 2 - La vasca di pesci e un po' di piante, senza CO2 (a basso metabolismo vegetale)

Questa tipologia non è altro che la stessa vista sopra, con l'aggiunta di una buona quantità di piante; anche per questa vasca si può tranquillamente consigliare l'uso continuativo dell'aeratore. La presenza di piante può contribuire a diffondere più ossigeno di quanto ve ne sia nella vasca di Tipo 1, ma non possiamo certo aspettarci che possa soddisfare le esigenze di tanti pesci o di un filtro costretto a lavorare molto per smaltire tutti i rifiuti metabolici prodotti. Inoltre, anche in questo caso, l'aeratore aiuta a diffondere un po' di CO2, utile per le piante.

Vasca di Tipo 3 - La vasca di pesci e un po' di piante, con CO2 (a medio metabolismo vegetale)

Nel caso di una vasca di Tipo 2 in cui sia anche presente un diffusore di anidride carbonica, tutto quanto detto nel caso precedente non vale più. In queste vasche l'uso di un aeratore è inopportuno dato che, durante la fase diurna, può contribuire a allontanare l'anidride carbonica dall'acqua, a tutto svantaggio delle piante. Al contrario, durante le ore notturne è consigliabile interrompere la diffusione della CO2 e avviare la pompa dell'aeratore, contribuendo, così, a ridurre i rischi di anossia a pesci e piante.

Vasca di Tipo 4 - La vasca con molte piante (ad alto metabolismo vegetale)

Queste vasche sono, in genere, ricche sia di anidride carbonica (dato che vengono, normalmente, fertilizzate a pieno regime) e di ossigeno (prodotto in abbondanza dalle tante piante presenti). Per questi motivi, l'uso di un aeratore durante le fasi di fotosintesi (diurne) è del tutto inutile se non controproducente; è anche vero che, nella seconda parte della giornata, la saturazione di ossigeno nell'acqua viene raggiunta con facilità e, per motivi di natura prettamente biologica, potrebbe rendersi necessario ridurre questa concentrazione per non innescare meccanismi respiratori nelle piante, che ne ostacolerebbero la crescita e potrebbero favorire la crescita di alghe. Per questo motivo, spesso, in queste vasche viene consigliato l'uso dell'aeratore a partire dalle ore serali e, in alcuni casi, per tutta la notte. Ricordo, però, che lo scopo principale NON E' allontanare la CO2 prodotta dalla respirazione di piante e pesci, come potrebbe sembrare a una prima analisi, ma quello di allontanare l'ossigeno, per ridurre lo stress alle piante.

Conclusione

L'aeratore serve o no?
Come visto, non è possibile rispondere a priori senza conoscere l'esatta tipologia della vasca in questione. In ogni caso, quello che si può sicuramente consigliare a chi allestisce una vasca, è di inserire comunque una pietra porosa, dato che potrebbe sempre rendersi necessaria la diffusione di aria in caso di bisogno.
Non dimentichiamo, infine, che il movimento superficiale dell'acqua, prodotto dalle bolle d'aria, contribuisce notevolmente a ridurre il fenomeno della formazione della patina batterica, tanto stressante per alcuni di noi.

Intossicazione da nitriti

Molto spesso sento parlare di vasche già avviate che hanno, all'improvviso, un innalzamento della concentrazione di nitriti.
Capire perché accada questo non è sempre facile, ma potrebbe essere utile capire perché i nitriti siano così pericolosi per i pesci. Forse, per dare maggior chiarezza al discorso, potrebbe essere utile paragonare l'intossicazione da nitriti a qualcosa che ci sia, almeno un po', più familiare: l'intossicazione da monossido di carbonio (CO).

Entrambe le specie chimiche, infatti, si legano in maniera difficilmente reversibile all'emoglobina, rendendo, di fatto, molto difficile lo scambio con l'ossigeno; in pratica si viene a formare un legame molto stabile tra emoglobina e CO (o nitrito) che impedisce la respirazione. Questa "nuova" emoglobina, tra l'altro, prende un nome del tutto particolare: metemoglobina. Questo nome viene dato per indicare che si tratta di una diversa specie chimica che ha perso tutte le caratteristiche originarie dell'emoglobina.
Per poter ripristinare la funzionalità tipica dell'emoglobina è necessario intervenire con mezzi drastici e "forzare" l'ossigeno a sostituire la molecola avvelenatrice, l'ossido di carbonio.

Nel caso dei pesci, il processo è del tutto analogo, ma, ovviamente, non è possibile mettere un pesce in camera iperbarica in atmosfera arricchita di ossigeno.
Esistono, però, dei procedimenti differenti, e più adatti all'ambiente acquario, che permettono di ottenere risultati positivi.

Ad esempio, si può ricorrere ad un bagno in acqua salata; è noto, infatti, che lo ione cloruro sia direttamente in competizione per il sito di legame dell'ossigeno nell'emoglobina, tanto è vero che l'intossicazione da nitriti è abbastanza rara nel caso degli acquari marini (dove è più temuta, e a ragione, l'ammoniaca).

Un altro sistema potrebbe essere quello di utilizzare il blu di metilene, un normale antimetemoglobinemico (tanto è vero che, pare, possa essere usato, nel caso degli umani, anche per avvelenamenti da cianuro, che agisce analogamente al CO).

Con queste righe mi premeva di più dare un'idea del perché i nitriti siano pericolosi e non di come curare un pesce intossicato, anche perché, come ho detto nell'introduzione al sito, di malattie di pesci me ne intendo molto poco e non vorrei aver detto delle inesattezze nella parte che riguarda la cura.
Quello che è certo è che, comunque, si può far molto per ridurre gli effetti di un picco di nitriti.
Ad esempio, se l'acquario è popolato di pesci, si può utilizzare una resina scambiatrice per ridurre la quantità di ammoniaca che, ricordo, è sempre la responsabile primaria di un'intossicazione da nitriti. Quindi, come primo intervento d'urgenza, introdurre una zeolite potrebbe essere sicuramente utile.

Fatto questo, si possono presentare due successive possibili soluzioni, a seconda che l'acquario sia già avviato da tempo oppure di nuova installazione.

Nel primo caso, pur essendo presenti pesci già stressati dal picco di ammoniaca e nitriti ed essendo il filtro già avviato e maturo, io consiglio di fare, comunque, qualche cambio d'acqua consistente; poiché sono presenti pesci, come detto, il rischio che abbiano a subire gravi conseguenze potrebbe essere troppo alto ed è meglio dare una bella botta agli inquinanti con un cambio d'acqua che, nei casi più gravi, potrebbe anche arrivare al 50% del volume totale della vasca. In questi casi è meglio ripetere il cambio anche nei giorni successivi, fino alla completa scomparsa nei nitriti, segno che il filtro ha ripreso a fare il suo dovere.

Nel caso in cui, invece, l'acquario sia di recente installazione e che, quindi, sia privo di pesci, lasciamo pure che il ciclo dell'azoto si compia senza intervenire; in assenza di animali, la presenza di ammoniaca e nitriti non è pericolosa. Le piante potrebbero soffrire l'ammoniaca, ma solo se la nostra vasca abbia un'acqua con un pH non abbastanza basso da portare tutta l'ammoniaca ad ammonio (vedere la tabella relativa) .

In ogni caso, ricordate che un picco di ammoniaca o nitriti, normale nelle fasi di avvio di un nuovo acquario, è sempre un evento molto grave se si manifestasse in una vasca già matura; in questi casi sarà molto importante, una volta che sia passata l'emergenza, capire il perché questo fatto si sia verificato e agire in modo tale da evitare, in futuro, il ripetersi di simili eventi.

Walter Peris

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