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GloFish: pesci da non comprare

Anche se sono in commercio pesci che dopo l'ambientamento in acquario possono diventare meravigliosi, ci sono comunque acquariofili che non sanno resistere all'acquisto di pesci con colori artificiali...

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Alcune delle varietà di pesci modificate geneticamente per diventare 'GloFish'

Anche se sono in commercio pesci che dopo l'ambientamento in acquario possono diventare meravigliosi, ci sono comunque acquariofili che non sanno resistere all'acquisto di pesci non naturali, ma con colori artificiali... o per semplice ignoranza, visto che la maggior parte degli acquariofili va a comprare pesci a casaccio in negozio, senza informarsi prima delle loro esigenze e senza sapere se sono adatti alla loro vasca (si fidano del negoziante, no? nessun negoziante gode della fiducia completa e incondizionata dei propri clienti come quelli dei negozi d'acquari...) o per un malinteso senso di compassione (poveri pesci, ormai che il danno è fatto, perché lasciarli morire nelle vasche del negozio?) senza pensare che è proprio perché c'è gente che li compra, che li troviamo in negozio.

I pesci dai colori artificiali possono essere o colorati artificialmente, con dolorose iniezioni sottocutanee di colorante e trattamenti al laser parimenti dolorosi per i pesci, o i cui embrioni sono stati modificati geneticamente per essere bioluminescenti, i cosiddetti GloFish, pesci fluorescenti. Attualmente le leggi europee proibiscono il commercio di pesci modificati geneticamente, per cui qui in Italia possiamo trovare solo i pesci colorati artificialmente, non quelli modificati geneticamente, commercializzati per ora solo negli Stati Uniti.

Come sono nati i GloFish?

I primi esperimenti sulla fluorescenza dei pesci erano stati condotti a Singapore, con l'intenzione di rendere la fluorescenza legata alla presenza di tossine nell'acqua, per individuare i corsi d'acqua inquinati e proteggere di conseguenza le popolazioni locali che utilizzavano quell'acqua. Il primo pesce geneticamente modificato fu così un Medaka (Oryzias latipes, il pesce del riso) che diventò verde fluorescente; in seguito la tecnologia venne acquistata dalla Yorktown Technologies, che nel 2003 produsse il suo primo pesce d'acquario fluorescente, lo Starfire Red Danio.

Oggi ci sono una dozzina e più di combinazioni specie-colori di GloFish, dai Danio rerio ai Gymnocorymbus ternetzi, ai Puntigrus tetrazona, per arrivare ai 'GloFish Shark', squali fluorescenti, nella specie di Gyrinocheilus aymonieri, per colori come Electric Green, Moonrise Pink, Cosmic Blue, e così via.
I pesci appaiono luminosi sotto la normale luce bianca dell'acquario, e fluorescenti sotto una luce blu. Sono anche abbastanza sorprendenti in una stanza completamente buia. Nonostante i prezzi abbastanza alti, dalla loro introduzione sul mercato i pesci hanno creato eccitazione nel mondo degli acquari domestici, ed hanno avuto un crescente successo di vendite.

Possono esserci dei problemi?

Ci sono state ovviamente polemiche e preoccupazioni, alcuni studiosi ambientali erano ad esempio preoccupati che i pesci geneticamente modificati potessero danneggiare le popolazioni selvatiche locali se rilasciati in natura da incauti proprietari, così come è successo purtroppo per altre specie. E' molto improbabile però che queste specie possano sopravvivere nelle acque del Nord America, finora gli unici stati dove è permessa la commercializzazione dei pesci geneticamente modificati, perché sono specie tropicali, e oltretutto il loro colore brillante e fluorescente sarebbe immediatamente visibile ai molti predatori presenti, rendendoli facilissime prede.
C'è anche un ampio studio della Purdue University, in base al quale anche se vengono rilasciati in natura, il gene fluorescente non rimane nella popolazione: i pesci tradizionali, non modificati geneticamente, battono costantemente le loro controparti modificate quando si tratta di vincere i compagni.

Anche se non c'è completo accordo tra biologi e ambientalisti sulle possibili conseguenze della loro immissione in natura, dopo più di un decennio dalla loro commercializzazione non sono stati riportati problemi... questo comunque non vuol dire che non potranno essercene in futuro.

Perché non vanno comprati

Purtroppo c'è, e ci sarà sempre, gente che va in negozio e compra i pesci in base al loro aspetto... è per questo che hanno successo commerciale tutte quelle varietà modificate tramite selezione spinte, come i 'gold', 'baloon', 'pinne a velo'... Non è la stessa cosa dei pesci colorati artificialmente, perché questi pesci non subiscono dolorose iniezioni sottocutanee di colorante, ma vengono fatti riprodurre selettivamente, con quello che viene definito con il termine inglese 'inbreeding', incroci selettivi tra consanguinei, per fissarne certe caratteristiche.
Anche questo però ha un grosso lato negativo: porta con il passare del tempo ad un inevitabile indebolimento del patrimonio genetico della selezione, che si traduce in pesci deboli, che tendono ad ammalarsi molto facilmente, ed altrettanto facilmente a morire prima della normale aspettativa di vita.

E il problema principale è proprio che ovviamente i pesci bioluminescenti non vengono modificati geneticamente via via, ma derivano tutti dai primi esemplari modificati, che sono stati fatti riprodurre tra loro fino ad averne un certo numero, e che vengono ancora oggi riprodotti tra loro per produrli commercialmente... il che ha fatto si che con il passare del tempo ci siano segnalazioni sempre più frequenti di pesci tendenti ad ammalarsi di continuo, ad essere sempre in cattive condizioni e a morire entro breve tempo dall'acquisto.

Chi consiglia apertamente di non comprare specie modificate tramite queste selezioni viene spesso tacciato di essere un 'purista' o un 'intransigente'... e in effetti spesso sembra una battaglia contro i mulini a vento, totalmente inutile, tanto è radicato il fatto che i pesci non siano da considerare alla pari degli altri animali da compagnia, ma poco più che oggetto d'arredo...

Le mutazioni genetiche che hanno creato i primi pesci con pinne a velo, o albini, o che dir si voglia, sono state si naturali, quello che non è naturale è stato l'incrociare sempre gli stessi esemplari per fissare questa caratteristica,,, e nel caso dei Glo Fish, non sono non è stato naturale modificare il loro dna per ottenerne la bioluminescenza, ma quello che ha danneggiato di più la loro salute è stato l'incrociarli tra di loro per avere sempre altri pesci con la stessa caratteristica genetica.

Quindi se li comprate perché colpiti dal loro aspetto, tenete conto che potrebbero ammalarsi molto più facilmente dei loro corrispettivi dalla forma/colorazione più normale, e tenete conto soprattutto del fatto che a molti dei pesci che non vi colpiscono in negozio perché scialbi e scoloriti, basterebbe qualche mese nel vostro acquario per rivelarsi coloratissimi e meravigliosi... è per questo che è fondamentale informarsi PRIMA sui pesci adatti alla propria vasca di andare in negozio!

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Alcune delle specie modificate geneticamente per diventare GloFish, pesci fluorescenti.

Riferimenti & Link
2 Comments

Comments

Trovo quest'articolo superficiale e e confusionario. Innanzi tutto non ha senso affrontare insieme i temi della colorazione artificiale e della modifica genetica, due pratiche molto distanti, che andrebbero affrontate separatamente, quantomeno per rendere giustizia alla complessitá dell'argomento genetico. In secondo luogo, gli accoppiamenti stra relativi per la consolidazione di nuovi caratteri non è una novitá, anzi è una delle basi per la creazione di ogni specie domestica allevata, non solo tra i pesci ma a partire già dai cani (parliamo di almeno 20.000 Anni fa, probabilmente di più) e visti che lo stesso articolo specifica che in sè l'inserimento di geni non è problematico quanto la pratica del reicrocio, non ha molto senso accostarla alla pratica della colorazione artificiale, a quanto sembra molto più invasiva e crudele. Senza contare che criticando le tecniche di incrocio, si finisce col contestare l'intera pratica dell'allevamento di animali, una tesi più adatta alla PETA che a un pubblico di acquariofili (a questo punto dite a tutti di non fare acquari... Consapevoli o meno...) Insomma, a conti fatti sembra più un attacco (superficiale) al concetto di ingegneria genetica che un articolo serio.

Non ho decisamente gli strumenti per scrivere un articolo approfondito sull'ingegneria genetica, e sinceramente non mi interessa nemmeno. Non è il mezzo che mi interessa, ma il fine.
La colorazione artificiale tramite modificazioni genetiche e quella tramite iniezioni di coloranti sono due cose evidentemente molto diverse, ma hanno lo stesso identico scopo: creare pesci che in natura non esistono, solo per soddisfare la vanità di persone che vogliono il pesce "strano". Per questo - per me - sono da biasimare entrambe. 

Per quanto riguarda le pratiche di reincrocio, basta leggere un po' di pagine del sito per vedere che non le contesto solo nel caso dei pesci modificati geneticamente, ma le ho sempre contestate in qualsiasi campo vengano fatte, dai pesci "baloon", ai "pinne a velo" a quelli di colorazioni strane e spinte... Sempre, in qualsiasi modo si faccia, gli incroci selettivi ripetuti per fissare determinati caratteri, hanno come risultato pesci dal patrimonio genetico impoverito, per cui deboli, tendenti a malattie, deformità e morte precoce.

E, francamente, non capisco cosa c'entri l'inbreeding con l'allevamento dei pesci in acquario, anzi mi sembrano due cose nettamente agli antipodi... l'allevamento dei pesci in acquario deve mirare a farli stare bene, in condizioni il più simili a quelle naturali, che non contemplano decisamente incroci spinti e selettivi...

 

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