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Anodonta cygnea

Un bivalve d'acqua dolce filtratore, che raggiunge notevoli dimensioni.

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Descrizione

Anodonta cygnea - Foto © Alexander Mrkvicka (Wikimedia)

Le Anodonta cygnea sono bivalvi dalla forma ovale e allungata e dal colore giallo-brunastro, che possono superare i 20 cm di lunghezza; il loro tasso di crescita è identificato dai cerchi concentrici che si possono notare esteriormente, mentre il rivestimento interno è tipicamente madreperlaceo.
In natura utilizzano una escrescenza chiamata 'piede' per spostarsi e soprattutto sotterrarsi nei fondali fangosi, lasciando spuntare solo i sifoni, grazie ai quali respirano e si alimentano, pompando acqua all'interno del guscio per poi espellerla 'purificata' da particelle di cibo e fitoplancton.

Le cozze d'acqua dolce della famiglia Unionidae si nutrono infatti delle particelle di materiale organico in sospensione nell'acqua, ed in gran parte di fitoplancton. Le difficoltà nel loro allevamento, oltre alla scarsa resistenza alle alte temperature (muoiono facilmente se l'acqua supera i 30°C. per lunghi periodi) sono legate proprio alla difficoltà nell'alimentarle correttamente, in quanto deve esserci sempre nell'acqua del materiale organico in sospensione, se l'acqua si presenta cristallina vuol dire che le cozze hanno mangiato tutto quello che c'era a disposizione e stanno facendo la fame. La principale causa di morte delle Anodonta e delle Unio in acquario sembra proprio essere legata alle carenze nutrizionali.

Sull'utilità di allevarle in acquario o in laghetto ci sono pareri fortemente contrastanti: secondo alcuni rappresentano un alleato estremamente valido, in quanto la loro continua azione filtrante mantiene l'acquario pulito e libero da inquinanti di vario genere, in particolare scarti di cibo e particelle fluttuanti, mentre per altri sono solo un'inutile minaccia, in quanto al momento della morte tutte le sostanze accumulate durante la loro vita vengono rapidamente espulse con la decomposizione, provocando un picco di ammoniaca e in generale di inquinanti che risulta spesso letale per gli altri abitanti dell'acquario, soprattutto in acquari dalle piccole dimensioni.
Possono essere consigliabili solo in quegli ambienti dove non si possa impiegare un filtro tradizionale, e in grandi volumi d'acqua, come nei laghetti esterni; in grandi volumi d'acqua infatti sono più difficili sbalzi di temperatura che potrebbero ucciderle, anche se bisogna sempre tenere d'occhio la loro alimentazione, devono avere sempre qualcosa da filtrare.

Dimorfismo sessuale

Le Anondonta hanno sessi separati, ma nessun apparente dimorfismo sessuale.

Riproduzione

I bivalvi della famiglia Unionidae si riproducono producendo uova che rimangono per un certo periodo all'interno del genitore. In seguito vengono liberati in acqua i glochidi, ovvero delle larve che vivono come parassiti di pesci e talvolta di altri animali come le salamandre per circa 10-20 giorni (fino al completamento della metamorfosi). La durata della fase parassitaria varia a seconda di molti aspetti, come la specie d'appartenenza, la temperatura e la specie ospitante. A completamento della metamorfosi esce dalla ciste un giovane bivalve che inizia a condurre vita libera.

A seconda della specie i glochidi possono essere muniti o no di un uncino che facilita la presa sul pesce ospitante, e sono diversi i pesci che vengono attaccati, purtroppo l'esatta identificazione delle specie è difficile, e in negozio si trovano spesso specie vendute le une per e altre.

In acquario ben difficilmente ci sono le condizioni per cui le cozze d'acqua dolce riescano a sopravvivere, figuriamoci a riprodursi, per cui sembra che in acquario la riproduzione e la dispersione dei glochidi non sia stata osservata solo ben raramente; inoltre come detto sopra non tutte le specie di pesce vengono vengono attaccate dai glochidi, talvolta aderiscono al pesce per poi staccarsene dopo pochi giorni se non è la specie adatta.
Il problema, come hanno evidenziato alcune ricerche, è che mentre in natura pochissimi pesci risentono negativamente dell'attacco dei glochidi, in acquario la situazione è ben diversa: una ricerca di Arthur D. Howard e Barry J. Anson ha verificato che in acquario il 100% di pesci viene infettato (contro il 3.5% in natura) e soprattutto in acquaio è elevatissimo il numero di pesci che muoiono a causa di agenti patogeni che approfittano delle ferite causate dai glochidi per penetrare le difese dei pesci.
In particolar modo Arthur D. Howard e Barry J. Anson hanno riscontrato tra le principali cause di morte: Saprolegnia (Micosi),Bacillus columnaris (Flavobacterium columnare) e Ichthyopthirius (conosciutissimo in ambiente acquariofilo come ictio).

Riferimenti & Link

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